riceviamo e (volentieri?) pubblichiamo:
Ciao Maallinen, sono Anna. Ho deciso di scriverti dopo avere letto il post che mi hai dedicato. Non stupirti: la tua mail di lavoro è facilmente recuperabile su internet e l’indirizzo del tuo blog è segnalato nelle pagine personali degli amici in comune che a distanza di quindici anni ancora abbiamo. Voglio vedere se avrai il coraggio di pubblicare questa mail così come la ricevi, concedendomi una specie di diritto di replica, visto che hai parlato pubblicamente di me senza neanche cambiare il mio nome. Non capisco perchè tu l’abbia fatto: per noia, forse? Per renderti interessante agli occhi di chi ti legge e commenta? Per un esercizio di scrittura? E proprio del nostro incontro dovevi parlare, è così noiosa la tua vita? E’ vero, ero un po’ imbarazzata: tu mi hai sempre messo soggezione, perchè i tuoi modi erano molto più “asciutti e severi” dei miei; secondo te, per quale motivo le mie amiche, che odiavi a morte, ti chiamavano il dr. Spock? Non certamente per la forma delle orecchie, sempre nascoste, allora come adesso, da una cascata di capelli, ma per il tuo carattere taciturno e riservato: la tua inavvicinabilità e impenetrabilità mi avevano incuriosito, ma speravo che col tempo ti saresti aperto, almeno con me, che ero pur sempre la tua fidanzata. Invece niente, ero soltanto uno dei tuoi interessi e neanche il principale; non ho mai avuto la sensazione di essere al centro del tuo mondo, nè che tu credessi in me o in noi. Il tuo assoluto disprezzo nei confronti di mia madre, mia migliore amica, modello e punto di riferimento, mi infastidiva almeno quanto i tuoi inviti a vestirmi come una ragazza ventenne e non “come un’impiegata del catasto”. Ti ho sicuramente assillato con le mie insicurezze ed ammetto di avere fatto casini pazzeschi per autentiche stupidaggini, ma non pensare che i tuoi interminabili rimproveri servissero a farmi sentire più tranquilla. E quando ci abbiamo riprovato, “qualche anno dopo” (otto anni, per la precisione, Maallinen), quello che tu chiami “avvisaglia del disastro”, liquidandolo troppo sbrigativamente, fu un problema assai più serio, molto più grande di me, che qui non riporto perchè te lo ricordi benissimo e perchè voglio credere che davvero pubblicherai questa mail e, in tal caso, vorrei che rimanesse una cosa personale. Torniamo a questa famosa, melodrammatica serata: non mi hai trovata anche un po’ invecchiata, già che c’eri? E’ vero, ero contenta di vederti; a differenza di te, conservo anche dei ricordi piacevoli della nostra storia, e sicuramente non ti vedevo addirittura come “un fastidioso ricordo” dovuto alla noia. Gli ostacoli che incontravo parlandoti non nascevano dal mio passato, ma dal monolito che avevo davanti e che hai ammesso di essere stato; non volevo cenare con te, ma solo sapere che hai combinato, come te la passi, perchè dopo anni si può anche mettere da parte le vecchie ruggini e provare ad avere un normale rapporto di amicizia..evidentemente non la pensi così, o forse davvero non vuoi più saperne di me, forse è veramente fastidio e non odio il tuo, ma allora perchè parlarne? Spero che la prossima volta che ci incontreremo, perchè questa città non è così grande come sembra e a quanto pare frequentiamo gli stessi posti, ti sforzi almeno di sorridermi un po’, perchè ne sei capace persino tu e lo sai. Un’ultima cosa: ho visto che alla fine di ogni post aggiungi un videoclip; mi va bene tutto e poi non sono un’esperta di musica, ma vorrei che mi risparmiassi quelle antipaticissime canzoni francesi che ti facevano impazzire e che ascoltavi in trance insieme a mio padre, l’unico della mia famiglia che ancora ti ricordi con affetto.
Ciao.
Anna.