Una mia raccolta di racconti è stata tradotta in svedese. A pochi giorni dalla pubblicazione, partecipo alla trasmissione culturale Biblioteket, del primo canale della Radio di Stato di Stoccolma. Dopo le domande di rito sul libro, Anna Tullberg, la conduttrice, mi sventola sotto il naso un'intervista che ho rilasciato allo Svenska Dagbladet.
-Maallinen, qui c'è scritto che lei non ricorda di avere vissuto un giorno senza libri.
-In effetti, potrei dire di avere passato la vita sui libri. Forse di averla imparata, sui libri. O di averla sprecata, dipende dai punti di vista. Nei libri ho abitato, mi sono perso e ritrovato, mi sono immerso nelle storie, ho consumato voracemente le pagine, attardandomi soltanto verso la fine. Terminare un libro è sempre un dispiacere, la malinconia dell'ultima riga ricorda il trillo della sveglia nei giorni di scuola. La fine di un bel sogno.
-Problemi che adesso non ha. Può organizzare la sua giornata come vuole.
-Beh, il mio non è un lavoro serio. Ma mi piace svegliarmi molto presto, purché non me lo imponga nessuno. Certe piscine a Helsinki aprono alle cinque del mattino ed alle sei sono già piene.
-Torniamo ai libri. Un lettore così avido prima o poi scrive, è inevitabile.
-Nessuno, sin da quando ero molto giovane, dubitava che avrei scritto e pubblicato. In effetti, non ne dubitavo neanch'io. Però ho sviluppato subito ansie, nevrosi e insicurezze che tuttora mi accompagnano.
-Ha paura del giudizio dei lettori?
-No, ho paura del mio. So bene che si scrive per gli altri. Ma sono io il mio critico più spietato. Ritorno maniacalmente su ogni parola, su ogni virgola, correggo in continuazione, leggo ad alta voce, ho il terrore delle ripetizioni, controllo anche le traduzioni straniere. Tradurre dalla e nella mia lingua è molto difficile. Abbiamo un sistema linguistico totalmente estraneo agli elementi culturali propriamente europei. Ogni idea venuta da fuori ha dovuto fare i conti con questo filtro. Il cristianesimo, per esempio, è nato in un ambiente semitico, ha trovato una forma scritta greca e poi latina, è stato ripensato in tedesco dai riformati: tutto questo prima di essere tradotto in una lingua agglutinante nata negli Urali.
-Una lingua complicatissima, con quindici casi...
-Ottima per proteggere la nostra timidezza e la nostra reticenza.
-La stessa che la condiziona quando scrive.
-Pubblico una piccola parte di ciò che scrivo. Taglio ed accorcio il più possibile. E non ritorno più su una frase soltanto quando mi sembra definitiva, intoccabile, scolpita nel marmo. Al minimo sospetto di imperfezione, la cancello e la riscrivo daccapo. Vale per le recensioni e vale a maggior ragione per il mio blog.
-Lei ha un blog?
-Sì, un blog in italiano.
-Questa poi...
-Noi finlandesi siamo lettori appassionati di Dante, non lo sapeva? E ho studiato per un anno in Italia. Il blog mi serve per tenermi in esercizio con la lingua. Un intervento al mese che mi costa non solo la fatica di scrivere, ma anche quella di farlo in una lingua tutt'altro che semplice.
-Ad ogni modo, il perfezionismo non è un difetto per uno scrittore.
-Forse ha ragione lei, ma c'è un altro problema. Molti scrivono navigando a vista, lasciando che la storia prenda forma da sé. Io invece devo avere un piano predefinito e strutturato dall'inizio alla fine, che comprenda personaggi principali e secondari, un'estetica e persino un'etica. E c'è dell'altro a frenarmi...
-Mi dica.
-Mi sono scelto dei modelli irraggiungibili: l'elegante razionalità di Italo Calvino, la fantasia di Borges, irrefrenabile eppure così sorvegliata, la maestria assoluta di Cechov. La certezza di non poterli uguagliare mi scoraggia, a volte.
-Sarà reticente come i suoi connazionali, ma non esita a parlare delle sue difficoltà.
-Cerco solo di essere obiettivo. E, in ogni caso, stiamo parlando del Maallinen scrittore. Non è detto che l'uomo Maallinen viva allo stesso modo in cui scrive. Ma di questo non le parlerei mai. Oppure le racconterei un sacco di balle. Otterrei lo stesso risultato, ma divertendomi di più.
-Potrebbe avermi mentito anche in questa intervista.
-Potrei.
-Sia sincero, mi ha mentito?
-Mi dia retta. Non ha alcuna importanza saperlo.