Vernissage di una mostra di pittura contemporanea. Espone il figlio del cugino del fratello del cognato di non ricordo più chi. T. ed io ci aggiriamo spaesati, come Alberto Sordi e signora in visita alla biennale di Venezia. Intorno a noi, personaggi inquietanti disquisiscono, compiaciuti e compunti, su spazialità, prospettica e concettualismo. La nostra attenzione viene catturata da un dipinto, si fa per dire, che raffigura un cerchio bianco con al centro un punto nero.
"Mi viene voglia di spremerlo", proclama T.
"Secondo me è il White Album dei Beatles", ipotizzo.
"Potrebbe intitolarsi Cupo ombelico, che ne dici?"
Mi avvicino ad una targa minuscola. "Trascendenza 211".
"Come l'autobus!", esulta T., come se avesse risolto un indovinello. "Ma che c'entra la trascendenza?"
Della trascendenza ho un'idea precisa. La rappresenta, molto più degnamente della crosta di cui sopra, L'origine du monde di Gustave Courbet. Una donna nuda senza volto, sdraiata, con le gambe aperte. Sembra di sentirne l'odore. Tornati a casa, T. si sistema così, in attesa. Respiro su di lei lungo tutto il corpo, senza sfiorarla, con una lentezza che la esaspera. T. sente solo soffi d'aria calda, sui seni, sui fianchi, sul Monte di Venere. Mi piace torturarla. Mi piace T. quando chiude gli occhi, reclina la testa all'indietro, si morde le labbra. Mi piace bloccarle le mani con cui sta per accarezzarsi, sfiorarle il clitoride con la lingua per un tempo brevissimo e, di nuovo, respirare sopra di lei, senza allontanarmi. Mi piace sentire la sua eccitazione crescere, il suo odore farsi più intenso. Mi piacciono i piccoli movimenti che può concedersi senza cambiare posizione. Mi piace rispondere alla preghiera muta del suo sguardo ponendo fine al supplizio, stuzzicandola, titillandola, leccandola, pregustando il piacere che saprà darmi a parti invertite. Il solco di pesca tra i glutei, gli umori che colano, i mugolii, la schiena inarcata. T. che si muove oscenamente e mi asseconda. T. che gode a voce alta, senza nessun rispetto per il sonno dei vicini. T. che viene copiosamente e mi stringe forte e sembra felice.