"Maallinen!"
Sabato mattina. Ho appena fatto colazione al bar, i giornali sottobraccio e il sorriso di E. che mi viene incontro. Si è fidanzata da poco col mio amico J., insegna matematica e ha lo sguardo perenne da bimba dispettosa che sta per combinarti uno scherzo.
"Sai che stai benissimo con la barba? Dirò a J. di farsela crescere. In cambio di questo complimento, mi accompagni a fare shopping!"
Entriamo in un negozio di calzature a buon mercato. Niente a che vedere coi luoghi comuni sulle donne nei negozi di scarpe: ne chiede un paio imbottite, resistenti, di taglia medio-grande, "il colore non importa". Se le fa confezionare, paga, usciamo. Prima che possa rivolgerle qualsiasi domanda, veniamo intercettati da un venditore ambulante di calze di spugna.
"Uh che bello, stai per farmi il regalo di natale! E te la cavi con poco, sai?"
Sceglie quattro paia coloratissime. E' vero, me la cavo con poco. Ma pretendo una spiegazione. Venerdì sera E. ha conosciuto una donna che vive per strada. L'ha sentita lamentarsi per il freddo, le ha visto i piedi coperti da fogli di giornale e le ha promesso di fare qualcosa. Sta per andare a cercarla nella piazza in cui l'ha incontrata. Poi andrà, come ogni sabato, a fare la volontaria presso un centro che accoglie i familiari dei bambini ospedalizzati nei reparti di oncologia. E. non professa nessuna religione, entra nei luoghi di culto soltanto per turismo, ma ha una grande fede nella solidarietà, in una bontà senza ideologia, nella possibilità della felicità attraverso il dono di sè agli altri. Sembra felice.
"La prossima volta venite anche voi, tu e quello scemo del mio ragazzo!", mi dice salutandomi, prima di prendere l'autobus. Sorride mentre mi fa ciao ciao con la mano, il viso schiacciato contro il vetro mentre l'autobus parte.
Sorrido anch'io. Di un sorriso che non vuole andarsene. E pazienza se mi prendono per stupido.
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