UUTISET

Chi sono

L'ora esatta

Page copy protected against web site content infringement by Copyscape

Ultimi commenti

Agenda

Categorie

Link

Foto

Contatore visite

Credits

Image Hosted by ImageShack.us

Image Hosted by ImageShack.us
martedì, 12 febbraio 2008 ore 20:16

"Mi ascolti bene, Maallinen". Il generale ha preso dei fogli dattiloscritti da una cartella rossa con sopra il mio nome. Un rapporto dei servizi segreti. Mentre mi parla, sottolinea intere righe con una matita blu. Sopra di lui, il ghigno beffardo di un noto cardinale al posto del ritratto del Presidente della Repubblica. "Le converrà non negare l'evidenza: sappiamo tutto di lei, come lavora, cosa legge, come la pensa, cosa dice in giro, come vive. Non le permetteremo di espatriare. Riprenderà il suo lavoro e le spiegheremo in che modo potrà tornarci utile. Forse non se ne rende conto, ma le sto risparmiando le maniere forti. Una cortesia che non ho usato ai suoi amici. Non mi costringa a cambiare idea. Per il momento, mi limiterò a darle alcuni consigli che farà bene a mettere in pratica. Sono certo che un giorno non molto lontano, quando la situazione di emergenza sarà passata e avremo raddrizzato questo Paese, mi darà ragione".

Mette da parte i fogli e la matita, si toglie gli occhiali e mi fissa in silenzio. Fa una smorfia, prende un altro foglio e stavolta scrive, come un medico che compili una ricetta. "Si tagli i capelli. Non è più un ragazzino, che cosa vuole dimostrare? Lei non svolge una professione artistica, ha il dovere di apparire affidabile e rassicurante. I capelli lunghi non ispirano fiducia, sono sintomo di sporcizia e disordine. Lasci questa vanità alle donne. Per lo stesso motivo si compri delle cravatte. So che le odia. Dovrà farsele piacere. Si lavora in giacca e cravatta. Senza decoro non si va da nessuna parte. Si ricordi che la forma è anche sostanza. E la pianti di attaccare pubblicamente la Chiesa. Dobbiamo essere riconoscenti a questi santi uomini che preservano la morale dai relativisti come lei. Certi argomenti non andrebbero mai trattati, si rischia di offendere la sensibilità di tanta gente perbene. E poi, che cosa ne guadagna? Quando dice che il Papa è un reazionario che cosa ottiene? Cambia forse qualcosa? L'unico risultato è che si penserà male di lei. Piuttosto, prenda l'abitudine di andare a Messa: chissà che non le faccia bene. Ho da ridire anche sul suo tempo libero: libri, circoli di lettura, iniziative editoriali, conferenze.. ma ballare le fa schifo? Un po' di sano divertimento fa bene al corpo, allo spirito e all'umore! Lei odia il nostro Paese perché odia la vita, è questa la verità! Un'altra cosa: lei ha l'età per mettere su una famiglia. Si trovi una brava ragazza, che non abbia tanti grilli per la testa. Non una di quelle intellettuali che piacciono a lei, ma una vera femmina, capisce cosa voglio dire? ...ehi, ma cosa diavolo fa?". Ho impugnato il fermacarte, mi sono alzato in piedi. Mi trema la mano.

...

T. dorme accanto a me. Non mi va di svegliarla, ho solo avuto un altro incubo. Mi passo le mani tra i capelli. Sono ancora lunghi. Sorrido della mia stupidità. Mi tornano in mente le parole di quel fascista in uniforme che ho appena sognato. Sono le stesse raccomandazioni che mi sento rivolgere da parenti, amici, gente che a vario titolo si sente in dovere di insegnarmi come stare al mondo. "Per il tuo bene", mi dicono sempre.

P.link | Leggi i commenti (37)
Categorie: top of the pops |commenti (37)

 

giovedì, 20 dicembre 2007 ore 08:34

Non ce la facevamo più, dovevamo andarcene. Avevamo resistito faticosamente all'anestesia collettiva che era scesa come una coltre di neve su tutto il Paese, avevamo speso studiando le energie e la fede che ci erano rimaste, convinti di trovare nei libri armi dialettiche e morali irreperibili altrove, avevamo lottato contro l'abitudine, l'intorpidimento mentale ed etico, la quotidianità alienante che portava ad una morte lenta, inesorabile e inconsapevole una massa informe di automi indistinguibili, ci eravamo opposti all'appiattimento, all'omologazione, al declassamento da esseri umani a utenti, consumatori, numeri, elettori. Ognuno di noi ci aveva provato, con pazienza e amore, coltivando il proprio giardino e, un passo alla volta, provando a contagiare quanti gli stessero intorno, prendendosi cura di quei piccoli spazi di libertà che erano rimasti. Tutto era stato inutile. Ogni manifestazione di apparente ribellione era stata fagocitata, inserita in un meccanismo di produzione e scambio, usata come alibi per dimostrare che si era liberi di fare qualsiasi cosa, anche di contestare. I sacerdoti della religione di stato, avidi e incontentabili, calpestavano quel poco che rimaneva della ragione, della tolleranza e del buon senso, approfittavano della credulità popolare e della furba condiscendenza di chi avrebbe dovuto tutelarci per innalzare coi nostri soldi templi faraonici a onore e gloria del loro sadico Dio e dei Suoi infiniti, stucchevoli intermediari. La politica girava intorno ad un unico partito di centro che ogni tanto si ramificava in piccole formazioni satellite, con finte elezioni formalmente democratiche: gli organi costituzionali ormai si limitavano a ratificare provvedimenti decisi altrove, nell'interesse del gruppo di pressione che di volta in volta alzava la voce. Lo stato sociale era stato smantellato: chi voleva studiare, curarsi, difendersi dal crimine doveva pagare. Chi non ce la faceva perdeva la dignità, la possibilità di costruirsi un futuro ed una famiglia. La funzione critica e di controllo degli organi di informazione era scomparsa: i quotidiani si occupavano di gossip e di sport, la televisione trasmetteva a tutte le ore partite di calcio, reality, trasmissioni in cui le troie di regime corteggiavano sculettando bellocci senza arte nè parte. Le trasmissioni di approfondimento si occupavano di delitti familiari, esasperando e solleticando la curiosità morbosa della platea televisiva per ottenerne l'acquiescenza su altri argomenti. Così voleva il regime. Chi poteva, andava via. Eravamo una quarantina in questo autobus, diretti verso il confine. Conoscevamo le lingue e potevamo scappare. Avevamo corrotto dei burocrati, venduto l'invendibile. Ci aspettavano università, centri di ricerca, studi professionali dove avremmo lavorato, città in cui avremmo vissuto da esuli, ma liberi. A pochi chilometri dalla frontiera, l'autobus rallentò. Un posto di blocco. Uomini in divisa, facce da carogne fasciste. Ci intimarono di scendere.

...

La mia stanza. L'abat-jour acceso. Tremo ancora, ma sono al sicuro. Fuori dall'incubo. T. mi guarda. - Tesoro, stai bene? Ti agitavi nel sonno, ti lamentavi.. -  Siamo entrambi nudi sotto le coperte. Abbiamo fatto l'amore prima di addormentarci. Non è bastato a farmi dormire tranquillo. Scosto il piumone. La nudità di T. mi eccita, adoro la linea dei suoi fianchi, il seno sodo, la pelle liscia e morbida, il suo profumo. T. che chiude gli occhi, reclina la testa all'indietro, geme, gode. La stringo a me, perchè senta il mio desiderio. Sorride. - Ma cosa diavolo sognavi? -  Quasi mi vergogno della mia risposta: - Stavo per fuggire dall'Italia e..-  T. scoppia a ridere. - E come mai eri finito lì? Amore, te la do io l'Italia..-

 

P.link | Leggi i commenti (33)
Categorie: top of the pops |commenti (33)

 

Home |